XV Secolo, Firenze e la famiglia de' Medici.
COSIMO DEI MEDICI
Dopo la morte del padre Giovanni, ricchissimo banchiere di origini non aristocratiche, avvenuta nel 1429, Cosimo divenne di fatto il capo del partito popolare. La sua casata non apparteneva alla nobiltà, ma si era, partendo dal povero Mugello, guadagnata a Firenze prestigio con le attività mercantili, fino a possedere una grande banca. Proprio per quest'umile estrazione sociale i Medici erano diventati molto popolari tra i ceti più umili, sebbene fossero ricchissimi. Vi s'identificavano, era il nuovo "spirito del tempo": "si può nascere anche poveri ma "nessuno" ti impedisce di diventare ricco".
Questa era la più importante eredità mentale che aveva lasciato Giovanni. Non era una cosa da poco, era una nuova filosofia di vita. La predestinazione crollava, era una tutta una fandonia. L'emulazione , era questa che stava facendo i veri "miracoli". Il riscatto era semplice: bisognava muoversi, agire. E le informazioni necessarie per le proprie attività erano ostinatamente cercate, inseguite, applicate con la determinazione.
Come i Medici! Loro erano diventati il simbolo di questa ferrea volontà. Stava nascendo quella che potremmo chiamare la "new economy" del tempo. Un'economia in un senso molto allargata, economia di mercato.
Pluralismo economico (e culturale) che si nutre del confronto tra proposte diverse, sta nascendo una nuova società che realizza l'unica libertà ai cittadini, quella che li vede allineati sulla riga di partenza.
Poi vincerà il migliore.
Il liberismo non è ancora nato, ma già si va dicendo che questa libertà è per il bene di tutti.
Lo spirito del tempo era quella ragione che si era prima esercitata nell'ambito di una fede religiosa, e che ora era smaniosa ed ansiosa di tentare nuovi orizzonti.
Al mercante, che nel momento dell'impresa ardimentosa aveva invocato dall'alto assistenza e protezione, succede il signore che, sprezzante di ogni soccorso estraneo, ripone tutta la fiducia nella sua forza e nella sua ricchezza interiore. Da un po' di tempo non si pensa più all'Impero universale, predicato dai religiosi come disegno divino, nè si pensa più alla repubblica cittadina che nasce per volontà di tutti i suoi figli, ma si pensa allo Stato costruito come un'opera d'arte, dall'ardimento, dall'astuzia, dalla tenacia, e perchè no? dalla spregiudicatezza dell'uomo: il nuovo signore.
Machiavelli deve ancora nascere (1469-1527), ma l'ambiente è già pronto alla sua "dottrina"; ci sono già quegli individui che sentono l'orgoglio delle nuove risorse intellettuali, di cui pretendono disporre senza alcuna limitazione.
Sempre odiati, invidiati, disprezzati ed emarginati dai nobili, i Medici si erano schierati dalla parte del popolo. Come nel 1417, quando si opposero all'applicazione di una tassa sul popolo minuto per far recuperare i costi della guerra che era invece andata solo a beneficio dei ricchi. Ma perchè mai dovevano pagarla i poveri?
La riflessione del Medici fu anche di carattere economico, non solo sociale.
Era il popolo minuto, nonostante povero ma pur sempre numeroso, a far girare il volano della piccola economia, fatta di arti e mestieri e del piccolo commercio, che in un modo o nell'altro alimentava la grande economia, i grandi importatori, quindi anche la sua banca.
In una parola, i Medici molto accorti, guardavano alla (diremmo oggi) "redistribuzione del reddito". Se i pochi soldi in tasca ai poveri venivano divorati tutti dal fisco e sperperati, il libero mercato non solo ne soffriva, ma moriva l'intera nuova economia che negli ultimi anni stava sostenendo la città, anzi la stava trasformando.
Vale la pena ricordare l'aneddoto di Dello Delli, un misero artigiano immigrato in Spagna per alcuni anni, che tornato a Firenze ostentò (forse in un modo troppo pacchiano) la fortuna fatta. La signoria fiorentina voleva dargli gli sproni di cavaliere per i suoi meriti.
Dello Delli quasi a sberleffo si recò a cavallo vestito a festa in via Vacchereccia, dove allora c'erano le botteghe degli orefici per far vedere ai colleghi quanta fortuna avesse fatto.
Fu accolto a pernacchie da alcuni, ma di rimando lui fece a loro le corna con ambedue le mani. Poi se ne tornò in Spagna a continuare le sue fortune.
Le pernacchie erano vere, ma le intenzione dispregiative non erano tanto sincere: molti cominciarono a pensare che l'accumulo del capitale non era solo un artificio di Belzebù, come altri volevano dipingere, cioè come il male oscuro satanico. Qualcuno cominciò a dirsi, "ma se ha fatto i soldi quello lì, allora li posso fare anch'io".
Purtroppo la piccola minoranza aveva il potere, i vecchi nobili avevano in mano le istituzioni, i soldati, i tribunali, e subito scesero in campo per difendere i loro privilegi. Cosimo, ormai paladino di questa nuova filosofia, viene quindi accusato di attentare alle istituzioni, e di vari altri reati sovversivi e infine esiliato a Padova per 10 anni.
Ma già nel 1434 gli ALBRIZZI, i principali esponenti del partito oligarchico che l'anno precedente avevano allontanato i Medici, subiscono una sconfitta e sono messi questa volta loro sotto processo. Il popolo sempre deciso a volere un governo della città piu' democratico e sensibile ai mutamenti sociali che sono avvenuti in questi ultimi anni, in pochi mesi hanno capovolto la situazione.
Il 1° Ottobre 1434 Cosimo rientra in città tra le ovazioni della folla. Assume senza tante formalità la reggenza politica della città fiorentina e la governerà per 30 anni senza alcun titolo ufficiale.
Una "dittatura" voluta e desiderata dal popolo.
Firenze era una delle più grandi e importanti città d'Europa; per tutte quelle ragioni che abbiamo sopra esposte, sul piano economico il Fiorino d'oro era la principale moneta europea. Non dimentichiamo che sia la Francia che l'Inghilterra se volevano fare o proseguire una guerra non potevano fare a meno di rivolgersi ai banchieri fiorentini, gli unici in grado di concedere non solo crediti a lunghe scadenze, ma gli unici a possedere veramente del denaro.
Londra contava quasi 400.000 abitanti, Parigi altrettanti, ma le riserve auree di queste due grandi città messe insieme non erano neppure la metà di quelle che possedevano nelle loro casseforti le banche fiorentine. La ragione era molto semplice. Le due grandi (ma solo virtuali) potenze gestivano le risorse con le finanze di uno Stato che aveva le casse centrali ridotte a un colabrodo, con i buchi del parassitismo dei funzionari del mega-apparato; mentre a Firenze, il libero mercato, quel liberismo che gli inglesi scopriranno solo molto più tardi (periodo elisabettiano) era già una realtà.
Se i banchieri fiorentini tutto a un tratto avessero abbandonato la vocazione capitalistica e tutti insieme fossero scesi in campo con i loro capitali per dedicarsi alla politica, avrebbero fatto crollare prima economicamente e poi politicamente la Francia e anche l'Inghilterra, mentre il resto dell'Italia era acquistabile con gli spiccioli; compreso lo Stato Pontificio che con i fiorentini aveva sempre debiti al pari di Francia e Inghilterra.
Bologna (non un paesino qualsiasi) pochi anni prima, dai Pepoli, fu acquistata per 200.000 fiorini. Giovanni de' Medici alla sua morte lasciò agli eredi nelle sue casse cento volte tanto.
LORENZO DE' MEDICI “IL MAGNIFICO”
La figura di Lorenzo il Magnifico (1449-1492), figlio di Piero è stata alternativamente nel
tempo oggetto di glorificazione o di ridimensionamento. Educato come un principe, era nato con il
destino già segnato dalla sua blasonatura; salì al potere alla morte del padre, senza grandi stravolgimenti.
Sposato alla nobile romana Clarice Orsini fu il primo dei Medici a legare il proprio nome con un personaggio di sangue blu.
A 29 anni, dopo nove anni di governo, subì il più grave attacco nella storia medicea, la cosiddetta Congiura de'
Pazzi nella quale morì il fratello Giuliano e lui stesso venne ferito, ma uscendone eccezionalmente vivo.
In seguito alla congiura, alla quale avevano partecipato alcuni suoi oppositori fiorentini con l'appoggio
del papa e di altri stati italiani, il popolo di Firenze si schierò ancora più nettamente dalla sua parte.
I suoi sostenitori (detti Palleschi in riferimento alle 'palle' presenti nello stemma mediceo) punirono
duramente i responsabili, dando a Lorenzo l'occasione di accentrare ulteriormente il potere nelle sue
mani, attraverso una riforma delle istituzione repubblicane, che divennero a lui subordinate.
Dal punto di vista della politica estera, Lorenzo ricucì i rapporti con gli altri stati italiani,
recandovisi spesso di persona, creando la grande impresa diplomatica di una pace generale in Italia,
attraverso il concetto di coesistenza pacifica.
Grande uomo di finanza e di politica, Lorenzo amava svagarsi con la poesia e la letteratura.
Anzi la sua personalità letteraria fu di notevole levatura, tanto da offuscare anche il suo ruolo politico.
Si occupò anche di filosofia, di collezionismo ed ebbe sempre l'amore appassionato per le arti in genere,
delle quali aveva dopotutto appreso dai suoi predecessori il fondamentale ruolo quale strumento di prestigio e fama.
E' infatti grazie al suo interessamento che la Cappella Sistina, già affidata ad artisti umbri come il Perugino,
viene poi affrescata dai migliori pittori fiorentini, esportando verso Roma quelle novità insigni del Rinascimento
fiorentino.
Sempre nella stessa ottica si può inquadrare la partenza di Leonardo da Vinci per Milano.
Nemico dichiarato di Lorenzo fu Girolamo Savonarola, che nella sua convinzione ultrareligiosa, non poteva
che scontrarsi con il clima culturale di recupero dell'antico (visto dal frate come un neo-paganesimo),
della centralità dell'uomo, del libero pensiero promosso da Lorenzo. Il Magnifico lo tollerava come se
fosse un male minore, mantenendo con lui comunque un rispetto reciproco, tanto che tra i due non ci fu
mai un aperto scontro diretto.
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